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domenica 19 dicembre 2010

IL TERZO POLO


Appena nato il Polo della nazione rischia di restare nell’incubatrice. La tattica – resistere a Berlusconi e non subire altre defezioni – ha temporaneamente unito Casini, Fini, Rutelli, Lombardo e altri; ma è la strategia a dividerli.
Casini vuole dialogare con il premier, ricambiato, e non far mancare al governo il sostegno responsabile su singoli punti, mentre Fini è già all’opposizione. Poi ci sono le divisioni tra Udc e Fli su laicismo, diritto alla vita, temi etici. Casini e i suoi non possono accettare la deriva presa da Fini, perfino i cattolici del Pd sono contrari.
E poi alcuni finiani si interrogano sulla razionalità di “aver lasciato una maggioranza dove eravamo sotto Berlusconi per stare in un cantuccio sotto Casini”. Per Alessandro Campi, che di Fini era il politologo, “l’errore capitale è aver annunciato il passaggio all’opposizione”. Tutte cose che non sfuggono né al mondo economico né a quello cattolico. Che su questo terzo polo non fanno affidamento.
La precipitazione con cui è stato varato il Partito della Nazione è il segnale evidente di una mossa tutta difensiva, concepita nel tentativo di blindare i parlamentari tentati di aggregarsi all'area di governo. Le basi del cosiddetto Terzo polo, insomma, sono costruite sulla sabbia, e il clima che si respira lo ha riassunto con una battuta Buttiglione quando ha detto: "O stiamo tutti insieme o ci impiccano uno per uno".
Insomma, i cento parlamentari messi insieme sommando Casini, Fini, Rutelli, Lombardo e Tanoni non sembrano destinati ad imprimere una svolta epocale alla politica italiana, e fa abbastanza sorridere Urso quando sostiene che "siamo forze di centrodestra che provengono da esperienze diverse e che da domani agiranno insieme nel Parlamento e nel Paese per costruire l’alleanza della nazione".
E' una visione, diciamo così, ottimistica delle cose, visto che in questo polo convivono un cofondatore del Pdl, un cofondatore del Pd oltre a un gruppetto di trasformisti abituati a farsi eleggere in uno schieramento e a passare subito dopo in quello avversario. C'è, poi, la questione della leadership: dopo la batosta parlamentare sulla mozione di sfiducia, il gioco lo sta conducendo Casini, con Fini relegato forzatamente in un angolo, e i toni in Parlamento si sono subito abbassati, con il Fli curiosamente passato dall'estremismo antiberlusconiano che sfoggiava quando era in maggioranza ai toni molto più cauti del dopo-fiducia.
Un cambiamento imposto da Casini, ma Fini quanto potrà reggere in un ruolo così subalterno? Le sue truppe sono già disorientate: c'è chi pensa di rientrare nell'unico centrodestra esistente, quello guidato da Berlusconi, e chi molto amaramente riflette sul fatto di aver scatenato un inferno politico per poi vedere lo stesso premier a Palazzo Chigi e il Fli all'opposizione con il concreto rischio di morire democristiano.
 La fiducia nel governo si spiega anche con il malessere esistente all’interno del Pd, dell’Udc e del Fli. Vi sono i cattolici delusi dalla deriva estremista e laicista del Pd; vi sono poi i delusi dell’Udc, come dimostra il nuovo movimento di Saverio Romano (Pid - Popolari di Italia domani); e ci sono infine i delusi del gruppo di Fini, che sta tradendo i capisaldi culturali di tutta la storia della destra italiana.
Tutto ciò è di buon auspicio. Le ragioni che hanno spinto un gruppo di deputati del Fli e dell’opposizione a votare la fiducia al governo, sono le stesse che possono spingere altri parlamentari ad avvicinarsi al Popolo della libertà, e a dare un sostegno decisivo al governo per completare il programma votato dagli elettori.

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