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sabato 29 gennaio 2011

FINI COSA DEVE FARE?

"Anch’io mi chiedo: chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo? È Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza. Lui ha sempre negato con forza, in pubblico e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la presidenza della Camera. Non per personali responsabilità, ma perché la mia etica pubblica me lo imporrebbe”. Parola di Gianfranco Fini e non una parola qualunque, ma la solenne promessa consegnata a tutti gli italiani che lo hanno ascoltato nel video-messaggio trasmesso dai Tg e dalle televisioni il 25 settembre dello scorso anno, quando il presidente della Camera non aveva ancora tentato la spallata contro Berlusconi ma si preparava a farlo e già si presentava come un sostenitore dei pm. In quello stesso video, Fini contrapponeva la sua “etica pubblica” a quella degli “altri”.
È il Corriere della Sera in prima pagina, oggi, attraverso una delle firme più autorevoli di Via Solferino, l’ambasciatore Sergio Romano, a ricordare a Fini la promessa non ancora mantenuta, e suggerirgli garbatamente ma in modo esplicito di onorare quanto aveva assicurato agli italiani (“Non esiterei a…”). Se così non fosse, scrive Romano, “Corriamo il rischio di impelagarci in una situazione in cui le sorti di una delle maggiori cariche istituzionali italiane dipendono da fattori estranei alle esigenze della vita politica nazionale”. Se Fini insiste nel rinviare le dimissioni “a quando la proprietà di Tulliani sarà confermata dalla magistratura”, il destino del più alto scranno di Montecitorio dipenderà da un lato dalle “carte provenienti da una minuscola isola dei Caraibi”, dall’altro dal “calendario giudiziario di Procure che dovranno inquisire, interrogare, nominare esperti e chiedere rogatorie internazionali”.
Secondo Romano questo “non è il modo migliore per affrontare la questione”. Fini, ricorda l’editorialista del Corriere della Sera, ha creato un partito ed è passato all’opposizione, assicurando che avrebbe continuato a svolgere le funzioni di leader politico e al tempo stesso di scrupoloso presidente della Camera. Nessun regolamento, del resto, lo obbliga a dare le dimissioni “e la prova di una promessa dipende, dopo tutto, dal modo in cui è mantenuta”.
E tuttavia, nel momento delicato che il Paese e le istituzioni stanno attraversando, “Fini dovrebbe chiedersi se le circostanze gli consentano di esercitare questa funzione nel miglior modo possibile. Non metto in discussione – concede Romano – le sue capacità e intenzioni, ma osservo che ogni sua decisione istituzionale, nelle prossime settimane, potrebbe diventare ragione o pretesto di sospetti e accuse. Il calendario dei lavori, la durata dei dibattiti, il diritto di parola di un deputato, persino i tempi di un’interrogazione: tutto ciò che rappresenta il lavoro quotidiano di un presidente della Camera potrebbe trasformarsi in materia di contestazione e complicare ulteriormente la situazione politica”.

giovedì 27 gennaio 2011

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Il silenzio è memoria


Il silenzio scivola
come piuma nei meandri della memoria
come amplessi della mente
schiudono sinuose sinestesie
nell'ondeggiare della volontà
Il silenzio arde
come fuoco che divora pensieri
consuma il Tempo e le ore
il domani che incederà
tremante tra le rovine
di un sopore suadente
sovente appare
sorridente ti avvolge
placa tormente
Il silenzio con i suoi eroi
traccia sentieri nel passato
rivela l'Eterno
scolpisce il divenire
plasma il fiume che scorre
nell'atemporale dimensione
della Storia.

di Loreta Salvatore

giovedì 20 gennaio 2011

CONVEGNO REGIONALE SPORT IN PROGRESS

Ho appreso da organi di stampa locale che nella giornata di sabato, come ben si può comprendere dalla locandina qui sopra, a Bari si terrà un convegno molto importante a cui sicuramente non mancherò, perchè questo potrà essere un momento interessante per fare il punto della situazione a livello regionale e non solo, rispetto ad un argomento che io ho particolarmente a cuore.
Io auspico che, il mondo dell'associazionismo sportivo e chi si impegna in politica, e fra le altre cose, intende farsi portavoce a livello locale di un intero mondo (quello sportivo), sabato non manchi, ed è per questo che spero che oltre al sottoscritto, possano presenziare a questo evento ache altri amministratori, per poter meglio comprendere tutto ciò che gravita intorno a questo mondo.
Naturalmente, in qualità di presidente della commissione SPORT, inviterò tutti i componenti a partecipare, e spero che il mio tentativo di sensibilizzazione non cada nel vuoto.

mercoledì 19 gennaio 2011

RASSEGNA STAMPA DEL 18/01/2010

La Nazione (Andrea Cangini) - … Stavolta, il parziale respingimento del legittimo impedimento ha incoraggiato teoricamente finale della procura di Milano. Che, come ha osservato ieri Piero Ostellino sul Corriere, s’è mossa in spregio alla privacy e ai principi dello Stato di diritto. Una tenenza diffusa nel BelPaese. Che la “prova inconfutabile” dei rapporti tra il premier e le minorenni possa essere un’intercettazione telefonica appare dubbio … Resta l’amarezza per una politica costantemente ostaggio di toghe …

Il Sole 24 Ore (Stefano Folli) – Come tutti i cittadini della Repubblica, Silvio Berlusconi gode dei diritti inalienabili di libertà che devono essere salvaguardati, primo fra tutti la presunzione di innocenza … Berlusconi allo stato degli atti è innocente … Spetta alla magistratura dimostrare che l’impianto accusatorio non costituisce in alcun modo una scorciatoia per destabilizzare una persona la cui funzione pubblica è consacrata, e non da oggi, dal voto degli elettori … La Lega ha difeso Berlusconi dimostrando che la maggioranza non si disgrega …
Il Corriere della Sera (Massimo Franco) - … La diga politica che il centrodestra ha eretto a difesa del proprio leader appare per il momento granitica, indistruttibile …
Italia Oggi (Di Ishmael) - Mica è detto che gli ex comunisti debbano per forza uscire di scena in malo modo … Ma questi qua, gli ex e i post italiani, che cos'hanno mai fatto … per cambiare immagine? Niente. A parte i noti complotti, le solite ribalderie, i tentati ribaltoni e le abituali congiure. Hanno rimediato figuracce, come quando si sono ripromessi, per esempio il mese scorso, di mandare a bagno Silvio Berlusconi e a bagno ci sono finiti loro (l'ultima volta in compagnia dei loro nuovi alleati, i postfascisti). Non hanno mai smesso, inoltre, di pugnalarsi tra loro alla schiena. Hanno messo sul trono e poi detronizzato in malo modo per ben due volte il povero Romano Prodi. Ma soprattutto, da quei grandi statisti che sono, vent'anni fa si sono scavati la fossa da soli: l'impallinamento per via giudiziaria di Bettino Craxi … ha evocato da una dimensione parallela il loro arcinemico Berlusconi, il Cavaliere nero. Adesso ci riprovano: è una coazione a ripetere, psicopolitica pura. Vogliono la testa del Cavaliere inneggiando alla procura milanese che intende liquidarlo come pericoloso maniaco sessuale da isolare e sfrattare dal Palazzo. Incapaci come sono di chiudere politicamente il conto ai loro avversari, gli ex comunisti ricorrono sempre ai vecchi sistemi da Processi di Mosca o da Rivoluzione culturale: la diffamazione personale, poi il colpo alla nuca. Gianfranco Fini, che ignora bellamente la presunzione d'innocenza, ha invitato Berlusconi a «dimostrare la propria estraneità» dai microfoni di Fabio Fazio. Gli ex e post comunisti hanno fatto scuola.
Il Corriere della Sera (Marco Galluzzo) - … Emerge il sospetto, ne parlano apertamente nel governo, indirettamente anche ad Arcore, che l’indagine della Boccassini abbia e stia ricevendo alcuni “incoraggiamenti”. Si parla di “manine”, di coincidenze sospette, di troppi punti che non tornano …
Il Foglio – … Il Partito democratico è entrato nel panico. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è preoccupato perché il voto a breve non gli dà il tempo di costruire le alleanze e lo costringe a buttarsi nelle braccia dei partner di sempre, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Di più, con le elezioni a maggio, sarà difficile per il leader del Pd riuscire a evitare le primarie. E questo è un altro motivo di angoscia per Bersani. Ma non è preoccupato solo il segretario, anche Massimo D’Alema scruta l’orizzonte con una certa apprensione: se anche in queste elezioni il partito fa flop è chiaro che tutta l’attuale classe dirigente dovrà andare a casa. Questa volta senza eccezione alcuna …
Il Corriere della Sera (Francesco Verderami) - … Secondo Mannheimer, “sul piano delle intenzioni di voto al momento non si registra una variazione sostanziale dei dati. D’altronde, anche in passato gli scandali femminili non hanno intaccato più di tanto i consensi di Berlusconi”. I numeri per ora danno una situazione cristallizzata, con il Pdl attestato oltre il 30%, la Lega di alcuni punti sopra “quota 10”, il terzo polo intorno al 12% e il Pd al 25%…
Libero (Andrea Scaglia) - … Si vorrebbe ricordare che la colpevolezza la stabilisce la sentenza finale. E in questo senso, le carte sventagliate dagli stessi pm non rappresentano di per sé un pronunciamento definitivo…
Il Tempo (Mario Sechi) - … A Berlusconi sono stati imputati mille misfatti … I magistrati per 17 anni le hanno provate tutte per incastrarlo. Hanno sempre fatto cilecca. Poi hanno deciso di colpirlo – è il caso di scriverlo – sotto la cintola, sul piano personale, privato, intimo … Siamo allo scontro finale. Per ora non ci sono prove buone per concludere un processo degno di questo nome … Chi dice che è un golpe non sbaglia di molto…

giovedì 13 gennaio 2011

SINISTRA DIVISA SU FIAT

C’è grande confusione a sinistra sul caso Fiat, sulle idee di Marchionne, sul referendum a Mirafiori, sul futuro delle relazioni sindacali, sul ruolo della Cgil e della Fiom. Prendete l’Unità di oggi. La foto in prima pagina mostra un presunto operaio in lacrime. Attenzione però, perché in realtà è un pensionato della Fiat presentatosi ieri a Mirafiori per salutare i vecchi compagni. Piange, è vero, ma perché sconvolto dal clima di aggressione creato da alcuni delegati Fiom nei confronti degli operai intenti a discutere sul referendum. Il titolo è indicativo del pensiero del quotidiano ex comunista: “Modello Fiat”.
Dunque, per la direttora, il modello di Marchionne è destinato solo a far soffrire fino alle lacrime gli operai. Ancor più esaustivo l’occhiello: “Gli operai di Mirafiori sotto un ricatto che va oltre la loro fabbrica. Lacrime, rabbia e rassegnazione”.
Non così drammatico era parso il giudizio dato dal segretario del Pd, Bersani. L’invito alla Fiom a rispettare l’esito del referendum, quindi ovviamente ad accettare il probabile sì all’accordo, sembrava significare una posizione quanto meno morbida, anche se al solito parecchio ambigua, del Partito e del suo leader sulla questione. Le scintille tra la Cgil della Camusso e la Fiom di Landini dimostrano che anche nel sindacato a sinistra c’è tensione e grande confusione.
Il sindaco di Firenze, il rottamatore Renzi, è esplicito: “Io sono dalla parte di Marchionne”. D’Alema non si sa da che parte sia. Dice di non volere dare consigli (e chi glieli ha chiesti?) ma ribadisce che rispetta gli operai. A proposito di governo Bersani insiste: “Il governo è nelle nebbie”. Il leader del Pd spieghi perché l’esecutivo dovrebbe intervenire, visto che la Fiat è azienda privata e da tempo non usufruisce di soldi pubblici.
Nessuno a sinistra che abbia il coraggio di sottolineare che in tempo di crisi internazionale Marchionne vuole investire quando le aziende chiudono, vuole mettere tanti quattrini per agganciare Mirafiori alla locomotiva statunitense, là dove l’accordo coi sindacati è stato siglato in poche ore e senza drammi, scioperi, lacrime e sangue.
Rinaldo Gianola su l’Unità scrive che oggi Mirafiori non è più la cattedrale dei metalmeccanici, ma è solo “la tappa di una processione dolorosa della sopravvivenza operaia”. E’ vero, certo. Ma questa è la realtà e di questa svolta epocale bisogna prendere atto, non rincorrere un passato che non c’è più, senza dare giudizi se sia un bene o un male ma guardando in faccia a questa realtà. Ed è proprio questa presa di coscienza storica che manca quasi del tutto a sinistra, dove ancora troppi vecchi leader provenienti dalla storia comunista sono ancorati a idee e metodi di un passato remoto che in quasi tutto il mondo occidentale è stato superato e sepolto. Secondo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, con l’accordo di Mirafiori i lavoratori ci guadagnano: “l'accordo sullo stabilimento di Mirafiori della Fiat sul quale i lavoratori delle carrozzerie si preparano a votare a partire da domani sera e' positivo per i lavoratori che ''non perdono nulla, ma anzi ci guadagnano”, lo sostiene , intervistato da Maurizio Belpietro a Mattino5. Sacconi definisce “ridicola” la critica della Cgil al Governo secondo la quale l'Esecutivo tiferebbe per la perdita dei diritti dei lavoratori.
“È ridicola questa impostazione - ha detto rispondendo a una domanda del giornalista - mentre è ben comprensibile che il Governo e la sua maggioranza siano d'accordo su un investimento senza il quale l'auto perde una dimensione strategica per il Paese”.
Sacconi ha sottolineato anche come il dibattito di questi giorni abbia evidenziato come il consenso all'accordo sia allargato a larghi settori dell'opposizione. “I lavoratori non perdono nulla - ha detto ancora - anzi guadagnano non solo la sicurezza relativa al posto di lavoro ma anche un miglioramento delle condizioni salariali. A parità di ore di lavoro cresce il salario e scatta la disposizione del Governo per cui la parte del salario legata alla produttività viene tassata al 10%”.

martedì 11 gennaio 2011

DA CASINI NUOVI SCENARI

L’intervista di Pier Ferdinando Casini al Corriere della Sera di ieri è importante per almeno due ragioni.
• È la prima vera risposta, positiva, all’invito di Silvio Berlusconi all’Udc di entrare nella maggioranza dei moderati.
• Il leader centrista riconosce che non c’è altro futuro per gli stessi moderati se non nel centrodestra attuale.
Addio, quindi a tutte le sirene e gli esperimenti di alleanze con il Pd e la sinistra.
Addio, anche, alle varie ipotesi di terzo polo, che come si è visto non esistono.
Addio, infine alla logica delle “spallate” antiberlusconiane: Casini non ci ha mai creduto, e ora da ex democristiano pragmatico ne prende realisticamente atto.
Naturalmente le parole di Casini contengono un po’ di politichese e di “condizioni”, senza le quali del resto non c’è trattativa. Ma sono molti di più i terreni di incontro esplicitamente individuati dal presidente dell’Udc.
Ne voglio indicare almeno quattro.
1) La proposta a Berlusconi di “una scelta di responsabilità e pacificazione”. Sono più o meno le parole usate dal premier stesso.
2) L’analisi positiva del cammino passato percorso assieme a Berlusconi; ed al contrario il bilancio fallimentare tracciato da Casini della sua “liason” con il Pd.
3) Nel concreto, il riconoscimento che l’Udc potrebbe appoggiare le riforme del governo, a cominciare dal federalismo, e senza chiedere come contropartita l’immediata introduzione del quoziente familiare (che anche Berlusconi vuole, ma per il quale occorre fare i conti con il bilancio).
4) L’elogio della politica economica del governo e di Tremonti, verso il quale, in passato, Casini non era stato tenero.
Siamo alla vigilia di una possibile svolta? Che come auspicato più volte riunirebbe tutti i moderati italiani che già si riconoscono nella famiglia dei Popolari europei, costituirebbe un elemento di chiarezza nel panorama politico italiano, rafforzerebbe ulteriormente la maggioranza ed il blocco sociale che la sostiene e ne viene rappresentato. E di sicuro offrirebbe anche a Casini ed ai suoi un approdo migliore e naturale di quello, incerto e innaturale, offerto finora dalla sinistra.
Ecco perché lui si prepara, dopo la batosta del 14 dicembre che gli ha procurato ferite lievi rispetto ai suoi nuovi alleati, per offrire da subito quella immagine responsabile di traghettatore della migliore opposizione nella maggioranza di oggi e in quella di domani.
E il terzo Polo? A voler essere generosi questa volta: Casini se lo tiene stretto più per scaramanzia che per convinzione e per utilità. Esso vivrà davvero e concretamente solo se Casini vorrà, ma è chiaro che il capo dell’Udc ne ha fatto unicamente la sua polizza nel caso che la situazione precipitasse verso un voto anticipato nel 2011.

venerdì 7 gennaio 2011

PRESIDIO AMBULANZA AL BOSCO DIFESA GRANDE

Ancora una dimostrazione di quanto lo Sport per noi sia importante e meritevole di attenzione. Dopo il fatale incidente avvenuto l'anno scorso, e per prevenire vari infortuni e/o incidenti ai tanti che si recano nel Bosco per fare attività fisica, abbiamo istituito il presidio dell'Ambulanza, come promesso qualche tempo fà. Naturalmente, si inizierà con un periodo di prova di tre mesi, si registreranno le eventuali esigenze, e quindi ci sarà un presidio per tutto l'anno. Qui di seguito vi riporto la delibera di Giunta n° 200 del 30/12/2010:

LE MISURE A SOSTEGNO DELLA CRESCITA E SPIRAGLI PER LA RIPRESA

Si sono tenuti in ordine i conti pubblici e non abbiamo fatto la fine di Grecia, Irlanda e Portogallo; non siamo stati costretti a una manovra-monstre né a stangate fiscali come in Gran Bretagna; abbiamo controllato la disoccupazione, sotto la media europea; il fabbisogno dello Stato è calato e il rapporto deficit/pil marcia secondo programma, mentre Zapatero brinda per un lieve miglioramento rispetto al considerevole 9,3% previsto; le aste dei nostri titoli di stato fanno il pieno senza fatica, con una forbice rispetto ai bund tedeschi che resta a livelli accettabili.
Ora il governo italiano si affaccia al nuovo anno accompagnando aziende e cittadini con provvedimenti di sostegno alla ripresa che poggiano su due pilastri: da una parte le norme per il rilancio dell’occupazione e della produttività, dall’altra una serie di interventi anti-crisi.
Per le imprese
• Incentivi per l’assunzione di quanti sono senza lavoro o in cassa integrazione, con riduzioni dal 50% al 75% dei contributi assistenziali e previdenziali; contratti di reinserimento; agevolazioni per contratti con beneficiari di ammortizzatori in deroga.
• Confermato per il 2011 lo sgravio contributivo previsto a favore delle imprese sui contratti incentivanti e di produttività.
• Accesso alla cassa integrazione in deroga per le aziende che hanno esaurito l’utilizzo degli ammortizzatori ordinari e per le imprese non “cassintegrabili”.
• Agevolazioni contributive per progetti di formazione o riqualificazione.
Per i lavoratori
• Confermata per tutto il 2011 la mobilità in deroga, con indennità economica pari a quella di mobilità ordinaria (integrazione pari all’80% della retribuzione, che viene abbassata di proroga in proroga)
• Per i percettori di trattamenti di sostegno al reddito con 35 anni di contributi, accettazione di offerte di lavoro con inquadramento a livello inferiore a quello di provenienza.
• Incentivi all’avvio di attività imprenditoriali.
• Per i lavoratori coinvolti in riduzioni o sospensione dell’attività lavorativa, la partecipazione a programmi di formazione consentirà di percepire, oltre al sussidio, il differenziale di retribuzione rispetto allo stipendio.
• Il salario percepito per incremento di produttività sarà assoggettato a un’imposta del 10% per le somme nei limiti di seimila euro lordi, se il reddito dell’anno 2010 non risulta superiore ai 40mila euro.
Alla prossima asta di titoli di stato “non verrà offerto il Btp trimestrale a seguito dell’assenza di specifiche esigenze di cassa”. Lo ha comunicato il ministero dell’Economia, dando così ai mercati finanziari internazionali un importante segnale che conferma l’ottimo stato dei conti pubblici italiani. Una comunicazione che fa seguito alla recente notizia del miglioramento del fabbisogno annuo del settore statale, che nel 2010 è risultato di circa 16.300 milioni inferiore rispetto all’ultima stima ufficiale della Decisione di Finanza Pubblica, passando da quasi 87 miliardi del 2009 a 67,5 miliardi di euro. L’11 gennaio verranno dunque offerti in asta soltanto Bot annuali per sette miliardi, scadenza 2012, e il 13 due Btp con scadenza 2105 e 2026, con tassi rispettivamente al 3% e al 4,5%.Nelle ultime aste dell’anno, nonostante un mercato poco liquido a causa del periodo estivo, i titoli avevano registrato una buona domanda, anche se i rendimenti erano risultati più alti di quella precedente, con uno spread rispetto ai bund tedeschi che erano rimasto comunque lontano dai massimi registrati nei momenti più neri della crisi. Uno spread comunque lontano anni luce da quello dei titoli greci, irlandesi, portoghesi e spagnoli. Ieri il Portogallo è riuscito a collocare bond per 500 milioni con scadenza luglio con un rendimento stellare (3,686%), contro il 2% dell’asta del 1° settembre.
Conti pubblici/Dall’Italia segnale positivo ai mercati
Il "significativo" miglioramento dei conti pubblici italiani, nonostante le cautele necessarie, e' molto positivo: lo afferma il direttore esecutivo per l'Italia dell'Fmi, Arrigo Sadun, in una intervista pubblicata oggi su Il Sole 24 Ore, accennando alla riduzione del fabbisogno 2010.
"Questa cifra dimostra che l'Italia e' perfettamente in grado di tenere la dinamica dei propri conti sotto controllo, in un momento in cui - spiega Sadun - vediamo reazioni molto nervose da parte dei mercati, che stanno reagendo negativamente ai debiti sovrani europei. Si tratta di un'evidenza importante, da parte di un paese che, pur non essendo stato soggetto a problemi che hanno tratto origine dal settore del real estate o da quello del credito, ha un elevato debito pubblico".

giovedì 6 gennaio 2011

CANTONI: FIAT HA DOVERI VERSO L'ITALIA

“L’operazione di Marchionne, per adeguare il gruppo Fiat a una capacità competitiva globale, si sta concretizzando e mi sembra che sia l’unica via per poter riportare il prestigioso e importantissimo marchio del nostro paese a competere con i colossi mondiali”. Lo afferma il senatore del Popolo della Libertà, Gianpiero Cantoni, all’esordio in Borsa di Fiat auto e Fiat group, sottolineando che la scissione voluta dall’amministratore delegato risponde alle “più moderne linee di strategia comportamentali alle quali mi auguro i sindacati, e in modo particolare Fiom, capiscano che è l’unica via per salvaguardare i posti di lavoro e puntare al rilancio mondiale”.
Quanto alle dichiarazioni di Marchionne sull’uscita “possibile ma non probabile” del gruppo torinese dall’organizzazione degli industriali, secondo Cantoni la Fiat “non uscirà da Confindustria, perché non ha alcuna convenienza nel perdere una radicalizzazione nel paese, che ha dato enormi vantaggi al colosso automobilistico. Fiat - aggiunge l’esponente del PdL - ha anche dei doveri verso il paese, che l’ha sostenuta per molti decenni. Marchionne è una persona intelligente e capace, ne prenderà atto”.
Cantoni sottolinea quindi la necessità di giungere a un’intesa con tutto il mondo sindacale: “È vero che le auto possono essere prodotte senza la Fiom ma riteniamo che una componente, così importante, debba essere considerata come una parte integrante di un progetto di relazioni industriali da recuperare, per avere non tanto la pace sociale ma la tranquillità di un buon avvenire”.
Il senatore esclude infine la possibilità che non vengano fatti investimenti allo stabilimento di Mirafiori, come annunciato da Marchionne nel caso in cui al referendum (che si terrà a gennaio) vincessero i no: “Sa benissimo che i no non saranno più del 51%”.

mercoledì 5 gennaio 2011

PIU' FEDERALISMO PER I COMUNI

Il Pd ha chiuso il 2010 con un bòtto, quello sui costi del federalismo fiscale - peraltro ripreso da tutti i quotidiani - che ha sparso allarmismo a piene mani, ma che contiene parecchie inesattezze. Sostenere infatti che attraverso la futura autonomia impositiva i Comuni avranno quasi 500 milioni di risorse in meno è una sciocchezza. Basta confrontare i dati degli esperti del Pd con quelli della Copaff (la Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale) che dà una lettura corretta degli effetti della riforma. I dati presi a riferimento dal Pd, infatti, non sono i trasferimenti effettivamente fiscalizzabili, ma le spettanze del Ministero dell'Interno.
Dunque, comparare i dati relativi alle spettanze che riguardano i singoli Comuni con il totale dei gettiti che potranno essere devoluti sulla base delle nuove imposte (tassa di registro, tasse ipotecarie, Irpef, reddito fabbricati, etc) è un metodo completamente sbagliato. Affermare poi che a essere maggiormente penalizzati sarebbero i Comuni dell’Aquila e di Napoli, che invece otterranno trasferimenti speciali, è un'altra valutazione totalmente sbagliata. Come ha spiegato il presidente della Copaff, Antonini, è vero che ci saranno dei Comuni che guadagneranno con la nuova imposta municipale e altri che perderanno, ed è altrettanto vero che quelli che ci guadagnano sono soprattutto al Nord. Il Pd ha però omesso di dire che è previsto un fondo perequativo che serve a garantire il passaggio dal vecchio sistema al nuovo.
Il vecchio è un sistema dove dodici miliardi di euro di trasferimenti statali vengono assegnati in base al criterio della spesa storica, cioè in base a quel criterio per cui tanto più spendi tanto più ricevi, tanto più sei inefficiente, tanto più sei premiato.
Il nuovo è un sistema semplificato, fondato non più sulla finanza derivata ma su quella autonoma, dove il criterio della spesa storica viene sostituito da quello del fabbisogno standard, ovvero dalla misurazione oggettiva, fatta per ciascuno degli ottomila Comuni italiani, della spesa media efficiente per erogare un servizio. Federalismo solidale significa garantire a tutti le risorse per i servizi, non quelle per perpetuare gli antichi sprechi. Se un Comune spreca bisogna chiamare le cose con il loro nome: in questo caso, con il nuovo meccanismo fiscale, il fondo perequativo e i fabbisogni standard, sarà necessario un percorso di rientro dalla spesa inefficiente, da effettuare in un tempo ragionevole, e questo ovviamente ricadrà sulle spalle delle amministrazioni che hanno fatto disinvolto uso della spesa clientelare.
Per quanto riguarda la fiscalità dei Comuni, lo schema di decreto è stato appena discusso dalla Commissione Bilancio del Senato, la quale ha evidenziato come l'obiettivo essenziale dello schema sia quello della massima possibile coincidenza tra cosa amministrata e cosa tassata, passaggio fondamentale per attivare nella trasparenza il circuito della piena responsabilizzazione delle realtà territoriali.
Tra le novità più importanti contenute nel decreto quello della creazione dell'Imposta Municipale, entro la quale confluiranno i gettiti di diversi tributi immobiliari, un'Imposta Municipale facoltativa e l'introduzione della famosa cedolare secca del 20 per cento sugli affitti. Una garanzia in più per i Comuni, e soprattutto per quelli virtuosi.
Da quest'ultima polemica, insomma, si capisce che il Pd non ha nessuna intenzione di cambiare le cose, fedele al motto "tassa e spendi" tanto caro alla sinistra da sempre.

martedì 4 gennaio 2011

BATTISTI, LA VICENDA NON E' CHIUSA

La negazione dell'estradizione di un deliquente da parte di un qualsiasi stato è sconcertante. Lo Stato Brasiliano in questa occasione si sta dimostrando miope, e cerca di far passare un sanguinario delinquente per un perseguitato politico, quasi a far intendere che l' ITALIA non è una democrazia matura, se pur con mille problemi, ma pur sempre un paese democratico e civile. Molte le prese di posizione e tutte meritevoli di essere condivise:
“Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l`estradizione del pluriomicida Cesare Battisti nonostante le insistenti richieste e sollecitazioni a ogni livello da parte italiana. Si tratta di una scelta contraria al più elementare senso di giustizia”. È quanto afferma in una nota il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Esprimo ai familiari delle vittime tutta la mia solidarietà, la mia vicinanza e l`impegno a proseguire la battaglia perché Battisti venga consegnato alla giustizia italiana - aggiunge il premier -. Considero la vicenda tutt`altro che chiusa: l`Italia non si arrende e farà valere i propri diritti in tutte le sedi”.
E ancora: Il Guardasigilli Angelino Alfano esprime “profondo rammarico” per la decisione assunta dal presidente Lula di non concedere l'estradizione a Cesare Battisti. “Il ministero della Giustizia - afferma Alfano in una nota - si è sempre mosso nella cornice disegnata dal diritto romano secondo cui 'Pacta sunt servanda'. Purtroppo, questo alto principio di legalità, che non è nelle disponibilità di alcuno, è stato gravemente ignorato, incrinando così la credibilità e l'efficacia delle leggi e dei trattati internazionali. In particolare - sottolinea Alfano - non si comprende per quale ragione il presidente Lula eccepisca l'articolo 3 del Trattato bilaterale, secondo il quale ci potrebbe essere un aggravamento della condizione personale dell'estradando che, nel caso in esame, è stato regolarmente condannato dalla giustizia italiana perché colpevole di efferati omicidi”. E per concludere: “Le intenzioni del governo sono serie. Il criminale comune pluriomicida Battisti deve essere riconsegnato in Italia, dove deve scontare la pena che il tribunale gli ha inflitto”. Lo dice all’Adnkronos Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera. “Stupisce che certa sinistra irresponsabile - rimarca il presidente dei deputati PdL - unitamente ad altri, abbia preferito fare propaganda anziché solidarizzare con il governo nella richiesta di estradizione”.

lunedì 3 gennaio 2011

ALPINO MORTO IN AFGANISTAN


Ancora un Figlio Nobile della nostra Patria che ci lascia da EROE.
Non servono mille parole, ma un pensiero e un sincero ringraziamento a chi ha deciso di darsi e servire la Patria, in maniera seria, onesta e credendo in valori sani, e più di tante frasi fatte, può rende l'idea la lettera che questo ragazzo aveva scritto e che vi riporto qui di seguito:

LA LETTERA «Siamo il primo mezzo della colonna, ogni metro potrebbe essere l'ultimo, ma non ci pensi». Così Matteo Miotto, l'alpino ucciso in Afghanistan, raccontava la tensione delle perlustrazioni con il 'Lince' nella valle del Gulistan in una toccante lettera pubblicata dal sito on line del «Gazzettino», poche settimane dopo l'agguato in cui, il 9 ottobre, erano rimasti vittime quattro alpini del 7/O reggimento di Belluno. «La testa è troppo impegnata a scorgere nel terreno qualcosa di anomalo - spiegava Matteo -, finalmente siamo alle porte del villaggio... Veniamo accolti dai bambini che da dieci diventano venti, trenta, siamo circondati, si portano una mano alla bocca ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame...». Nella lettera, l'alpino di Thiene, ringraziava in Italia quanti «vogliono ascoltare i militari in missione, e ci degnano del loro pensiero - proseguiva - solo in tristi occasioni, come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere». La missiva era stata accompagnata sul sito del quotidiano veneto da una bella foto di Matteo sulla torretta di un blindato, con in mano la bandiera tricolore sulla quale aveva aggiunto a pennarello 'Thiene'.
«Corrono giorni in cui identità e valori - proseguiva il militare vicentino - sembrano superati, soffocati da una realtà che ci nega il tempo per pensare a cosa siamo, da dove veniamo, a cosa apparteniamo...». «Come ogni giorno - diceva - partiamo per una pattuglia. Avvicinandoci ai nostri mezzi Lince, prima di uscire, sguardi bassi, qualche gesto di rito scaramantico, segni della croce... Nel mezzo blindo, all'interno, non una parola. Solo la radio che ci aggiorna su possibili insurgents avvistati, su possibili zone per imboscate, nient'altro nell'aria. Consapevoli che il suolo afghano è cosparso di ordigni artigianali pronti ad esplodere al passaggio delle sei tonnellate del nostro Lince». Matteo aveva anche parole di grande comprensione e ammirazione per la popolazione afghana. «Questi popoli di terre sventurate, dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli - sottolineava - hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano». «L'essenza del popolo afghano - rifletteva il giovane alpino - è viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre». «Allora - proseguiva la lettera - riesci a capire che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi». Ecco allora quel rapporto magico che i militari italiani sanno creare nei paesi teatro delle missioni di pace: «Quel poco che abbiamo con noi - scriveva Matteo - lo lasciamo qui. Ognuno prima di uscire per una pattuglia sa che deve riempire bene le proprie tasche e il mezzo con acqua e viveri: non serviranno certo a noi. Che dicano poi che noi alpini siamo cambiati...». Già, lo spirito alpino, quello che faceva tornare Miotto a ripensare ai suoi dialoghi sulla guerra con il nonno. «Mi ricordo - scriveva - quando mio nonno mi parlava della guerra: 'brutta cosa bocia, beato tì che non te la vedarè mai...' Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se potessi ascoltarmi, ti direi 'visto, nonno, che te te si sbaià...». Alla fine, la firma: «Caporal Maggiore Matteo Miotto Thiene (Vicenza) - Valle del Gulistan, novembre 2010».