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mercoledì 30 marzo 2011

I QUATTOR NOSTALGICI DI UN TEMPO CHE FU'

E’ stata “una catastrofe” che richiederà “anni per recuperare credibilità diplomatica” – citiamo Pier Luigi Bersani – la non partecipazione dell’Italia al pre-vertice in videoconferenza di ieri sulla Libia? Vediamo. Alla telefonata a quattro hanno partecipato Usa (Barack Obama), Gran Bretagna (David Cameron), Francia (Nicolas Sarkozy), Germania (Angela Merkel). Sono quattro dei cinque Paesi della Nato che fanno parte del consiglio di sicurezza Onu che hanno votato sulla risoluzione 1973: Usa, Gb e Francia a favore, Germania astenuta con Russia, Cina, Brasile ed India. Anche il Portogallo tra i Paesi Nato votò a favore della risoluzione.
Mancava dalla videoconferenza di ieri, oltre all’Italia, la Turchia, che in questo momento ha un ruolo decisivo nella crisi libica (ha appena annunciato che prenderà il controllo dell’aeroporto di Bengasi), e ce l’ha esattamente da quando la coalizione è passata sotto il pieno comando politico e militare della Nato: come ha chiesto e ottenuto l’Italia. Mancavano Lega araba e Unione africana, i due organismi che potranno svolgere un ruolo attivo nel dopo-Gheddafi. Mancavano Russia e Cina, di cui nessuno può negare l’importanza anche come membri permanenti e con diritto di vero del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. E mancava la stessa Nato. Dunque l’Italia è stata, ieri, quanto meno in buona compagnia: solo da noi, però, qualcuno si straccia le vesti e l’opposizione ne approfitta per gridare alla catastrofe.
Come scrive Franco Venturini sul Corriere della Sera, se schiaffo c’è stato, esso è “ingiustificato”. Colpa eventualmente, dunque, di chi ha organizzato il meeting, non certo dell’Italia. Escludere il nostro Paese e il nostro governo dai meccanismi decisionali infatti non si può: il controllo delle operazioni è della Nato, su richiesta italiana; la centrale è a Napoli; le basi sono in Italia; abbiamo il comando del blocco navale. Infine siamo in prima linea sull’emergenza umanitaria dei profughi: solo la fantasia della sinistra può definire l’Italia “all’angolo”. La fantasia o la malafede: neppure la politica estera ed una guerra di fronte a casa, neppure gli appelli del capo dello Stato, riescono ad indurre l’opposizione ad un senso di responsabilità condiviso.
In ogni caso le iniziative si giudicano dai risultati che ottengono. Se i quattro hanno raggiunto un accordo sostanziale sulla via d’uscita dalla crisi e sul futuro della Libia e del Mediterraneo, lo si vedrà a partire da oggi, dal vertice dei ministri degli esteri di Londra – questo sì operativo – e ancora di più dagli sviluppi futuri. Se non si è avuta nessuna novità e nessuno sviluppo, il summit telefonico resterà uno dei tanti.
Ricordiamo solo che fino a ieri Francia, Gran Bretagna e Usa, Paesi interventisti, erano profondamente divisi al loro interno sulle modalità dell’operazione, sul comando e soprattutto sulla strategia politica. E che i passi indietro li ha dovuti fare la Francia, non certo noi. La Germania era poi totalmente ostile, tanto che ha ritirato dal Mediterraneo le sue unità militari. Anche gli Stati Uniti, come ha detto ieri Obama in un discorso tv, si accingono al disimpegno e ad un ruolo minore.
Ieri sera il capo del Consiglio nazionale di transizione (i ribelli anti-Gheddafi), Mustafa Abdel Jalil, intervistato a Porta a porta, ha dichiarato di considerare l’Italia come interlocutore privilegiato per il futuro sia sotto il profilo diplomatico, sia dei rapporti economici ed energetici, confermando tutti gli accordi ed i patti sottoscritti tra Italia e Libia dal regime, a cominciare da quello sull’immigrazione, che Jalil vorrebbe anche potenziare.
Questi sono i fatti che contano. E su questi fatti l’Italia c’è, ed è tutt’altro che “all’angolo”.

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