Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, conferma che giovedì, in Consiglio dei Ministri, sarà presentata la riforma della giustizia: “un progetto che sarà imperniato su tre principi essenziali. Accusa e difesa devono essere alla pari e quindi devono essere giudicati da un giudice imparziale. Oggi pm e giudici si danno del tu e hanno stessi uffici e uno stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Se un magistrato sbaglia, come per i medici e gli avvocati, deve esserne responsabile. Il terzo aspetto riguarda la riforma del Csm: se la magistratura deve essere autonoma dai poteri, deve essere anche senza nessun’influenza interna e, quindi, i magistrati devono essere giudicati da un organismo terzo”. Il Guardasigilli chiarisce poi che “serve una riforma costituzionale con un lungo percorso. Si arriverà verso la fine della legislatura e quindi nessuno può dire che il governo fa questa riforma per farne beneficiare Silvio Berlusconi. Entrerà in vigore fra anni e il nostro obiettivo è che serva ai cittadini italiani”.
Poi Alfano parla di politica: “al mondo non c’è un’opposizione come quella che c’è in Italia. E’ sempre pronta a dire cosa dobbiamo fare, cosa dobbiamo pensare e in cosa sbagliamo. Loro si sentono la via, la verità e la luce e dicono che noi siamo il buio, il vuoto, la corruzione. Non siamo il meglio, ma certamente siamo migliori di loro. Il centrosinistra nel nostro Paese è l’unico che festeggia la sconfitta. Noi siamo meglio di loro perché abbiamo tenuto i conti in ordine, fatto opere pubbliche, conquistato credibilità internazionale, fatto riforme, rassicurato i mercati, lottato contro le mafie, sequestrato patrimoni... E siamo coesi, e non siamo quel caravanserraglio del governo Prodi, quella sgangherata coalizione guidata dall'ideologia. Ricordate – stigmatizza rivolgendosi alla platea - quando ci attaccano culturalmente: noi abbiamo gli argomenti e loro l'ideologia che prescinde dalla realtà”.
Il ministro critica poi nello specifico il Partito Democratico: “le primarie si stanno trasformando in un dramma per l'opposizione e per il Pd stesso. Lì c'è tutta un'area di pensiero guidata da D'Alema che fa sempre lo stesso giochino: uno di cultura di sinistra al Quirinale, e secondo me D'Alema ha qualche idea su chi possa essere, e uno di area democristiana di sinistra a palazzo Chigi. Per questo - spiega il ministro - lui deve per forza allearsi con l'Udc. Però, per farlo, devono togliere le primarie, devono trovare un sistema per smontarle, solo che quando hanno fatto il Pd hanno stabilito che due erano le condizioni per la sua esistenza, vocazione maggioritaria del partito e primarie per scegliere il leader”. "Poi - insiste ancora il Guardasigilli - hanno cominciato a farle e hanno sempre vinto candidati diversi da quelli da loro proposti. E quindi hanno il problema delle primarie. Stanno sperimentando di tutto per smontarle e c’erano quasi riusciti a Napoli, ma gli è andata male, perché nell'unica occasione in cui loro speravano che le primarie andassero male, ha vinto il loro candidato, Fassino. Un dramma, non gliene va bene una”.
Guardiamo in rapida sequenza le tre reazioni, perfettamente sovrapponibili, che alla grande riforma della giustizia attesa nel prossimo Consiglio dei ministri hanno dato il Partito democratico, l’Associazione nazionale magistrati e il neo partito di Fini… “È una riforma da scordare, perché persegue interessi personali del premier, non tutela l’autonomia della magistratura ed agisce come diversivo per amplificare il terreno di scontro politico - istituzionale”. L’intervista di Bersani a Repubblica, il comizio cerchiobottista di Fini ieri, e il doppio pronunciamento Spataro-Ingroia sull’ipotesi di riforma costituzionale in agenda, danno la dimensione gattopardesca della nuova e della vecchia opposizione legate a doppio filo ad una certa magistratura militante!
Qualcuno osserverà che non c’è nulla di nuovo e che l’opposizione, nonostante i continui richiami al dialogo del Capo dello Stato, fa il suo mestiere interpretando al meglio l’anima “sfascista”. Non è così. Prendiamo Bersani. Aveva nominato una volta raggiunta la segreteria del Pd l’onorevole Orlando come responsabile del settore Giustizia del partito. Quest’ultimo ha provato a elaborare delle proposte di riforma che sono state bloccate dalle Procure, dall’Anm e dal Consiglio superiore della magistratura che teme come il fuoco la possibilità di un suo sdoppiamento, lasciando il Pd senza un progetto. E oggi Bersani si lamenta che “da 17 anni su un tema così delicato per i cittadini non si riesce a varare nulla di buono!”. Un campione di ipocrisia.
Veniamo a Fini che ieri si è scoperto cerchiobottista (né con la sinistra né con questa destra) senza rendersi conto che fare la ruota di scorta di Casini gli impone una scelta terzopolista ma lo costringe a rinnegare il bipolarismo di cui si è sempre vantato. Guarda caso anche lui corre in soccorso dell’ordine giudiziario temendo che sia scosso da scelte riformatrici sulle quali anche il Fli teme il confronto. L’ipocrisia consiste nel tralasciare il merito del progetto che il guardasigilli Alfano ha in agenda: dalla separazione delle carriere allo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura , da una maggiore autonomia d’indagine della polizia giudiziaria al nuovo ruolo che deve avere la difesa degli imputati… Non sono considerate nemmeno proposte discutibili, anzi sull’onda della propaganda si deve dire ai cittadini che il programma giustizia del governo non serve all’Italia, al Paese del diritto e delle garanzie, ma ad una sola persona. La gravità, anzi l’enormità di questa bugia consiste appunto nel fatto che tutti si sono messi a raccontarla nello stesso modo che è, da sempre, il modo che garantisce e tutela soltanto l’ordine giudiziario che non paga mai anche quando sbaglia.
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