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giovedì 17 marzo 2011

ANCHE FALCONE ERA PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

“È proprio dei regimi totalitari il concetto di voler considerare il pubblico ministero come un organo della giustizia, mentre in tutti i regimi liberali esso è considerato come un organo del potere esecutivo”. L'ha detto il costituente Giuseppe Bettiol e l'ha ribadito Giovanni Falcone, citandolo in un testo del 1989, "II pubblico ministero nel nuovo processo penale", (raccolto in "Giovanni Falcone: interventi e proposte (1982 - 1992)", Sansoni, 1994).
Nello stesso testo, Falcone osservava che "comincia a farsi strada faticosamente la consapevolezza che la regolamentazione delle funzioni e della stessa carriera dei magistrati del pubblico ministero non può più essere identica a quella dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini, l'habitus mentale, le capacità professionali richieste per l'espletamento di compiti così diversi: investigare a tutti gli effetti per il pubblico ministero, arbitro della controversia il giudice.
Su questa direttrice bisogna muoversi, accantonando lo spauracchio della dipendenza del pubblico ministero dall'esecutivo e della discrezionalità dell'azione penale, che viene puntualmente sbandierato tutte le volte in cui si parla di differenziazione delle carriere. Disconoscere la specificità delle funzioni requirenti rispetto a quelle giudicanti, nell'antistorico tentativo di continuare a considerare la magistratura unitariamente, equivale paradossalmente a garantire meno la stessa indipendenza e autonomia della magistratura, costituzionalmente garantita sia per gli organi requirenti che per gli organi giudicanti".
Per dirla tutta erano tutti daccordo, anche il PD, ma adesso siccome l'ha proposta BERLUSCONI, allora non và bene a prescindere, e così non si rendono conto che stanno perdendo il polso del paese, perchè la gente è stanca di prese di posizione a prescindere senza nemmeno voler discutere.

sabato 12 marzo 2011

UNA TRAGEDIA BIBBLICA




Sono immagini che fanno male, che mi fanno pensare che siamo come formiche nelle mani della natura. Un doveroso pensiero và a tutti coloro che in questa tragedia hanno perso la vita o la vita di un loro caro.

LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA NON E' AD PERSONAM

La riforma della giustizia annunciata da Silvio Berlusconi non può certo essere definita una legge ad personam. Innanzi tutto per i tempi: presupponendo una modifica costituzionale, essa non potrà che entrare in vigore da qui alla fine della legislatura. Poi per i contenuti.
Vediamo.
• La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici era nel programma elettorale, ed è tipica di ogni democrazia evoluta.
• La parità tra accusa e difesa e la terzietà dei giudici è anch’essa un cardine delle democrazie.
• La creazione di due diversi organismi disciplinari per i pm e per la magistratura giudicante è una conseguenza ovvia di tutto ciò.
• L’individuazione di anno in anno delle priorità per la guerra alla criminalità, e la trasmissione di queste alle procure, è un altro elemento tipico delle grandi democrazie liberali. Non intacca affatto l’indipendenza della giustizia che giudica, che resta separata dall’esecutivo, ma si limita a indicare queste linee guida agli organi inquirenti, in base alla rilevanza e all’allarme sociale come è dovere di ogni esecutivo che risponde al popolo. Come del resto avviene da tempo per l’ordine pubblico, per la clandestinità, per l’evasione fiscale, per la criminalità economica, per altre questioni di pubblico allarme.
• Infine la responsabilità civile dei magistrati che sbagliano è da tempo presente nel nostro ordinamento. E’ una conquista liberale ottenuta dopo il processo Tortora e votata dal popolo italiano attraverso un referendum: solo che non è mai stata applicata dall’attuale Csm, che ha avocato a sé poteri e sanzioni che invece apparterrebbero alla legge ordinaria. E ovviamente non ha mai punito nessuno in base ad una logica di casta e di scambio di favori.
Alla luce di tutto questo non si capisce davvero la levata di scudi della sinistra. Spesso il Pd ha accusato Berlusconi di ritardi nelle riforme della giustizia di ampio respiro, e condivisibili da un ampio ventaglio di forze politiche. Bene, questa è una riforma di respiro amplissimo e addirittura costituzionale, quindi aperta al contributo delle opposizioni. Non c’è nulla in essa che possa essere definito sia pure strumentalmente ad personam.
Stesso discorso per Fini. La realtà è che l’opposizione italiana continua a consegnarsi mani e piedi al partito dei pm. E, incapace di una qualsiasi azione e proposta politica, si rifugia nella tutela delle procure, illudendosi come nel 1994 ed in tutti questi anni, che provvedano loro a consegnargli il Paese. Che poi, ovviamente, la sinistra dovrebbe governare per conto terzi.
Missione a Strasburgo del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per presentare in Europa il piano di efficienza della Giustizia civile che - secondo una nota del dicastero di Via Arenula - ha gia' dato, in Italia, i primi importanti risultati. Il Guardasigilli, a questo scopo, ha in programma una fitta agenda di incontri.
La trasferta a Strasburgo di Alfano - conclude la nota - rientra nella strategia per ridurre i tempi dei processi e per smaltire il gigantesco arretrato civile, problemi che da decenni affliggono la giustizia civile, scoraggiando gli investimenti e alimentando un clima di sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. In quest'ottica, il Guardasigilli considera ''importante il coinvolgimento delle massime autorita' del Consiglio d'Europa e della Corte dei diritti umani, anche al fine di portare a soluzione il problema della crescita esponenziale dei pagamenti imputabili alla Legge Pinto sugli indennizzi per i ritardi della giustizia''.
Casellati: ''Vorremmo che la riforma della giustizia, che non contiene nessuna norma ad personam, fosse condivisa con le opposizioni. Ma temo che anche questa volta ci verranno opposti solo degli slogan''. Lo ha detto Maria Elisabetta Alberti Casellati intervistata in diretta da Radioanch'io (Radiouno).
Il sottosegretario alla Giustizia ha sottolineato che il governo ''non ha lascitao in quiescenza i problemi del settore perche' ha gia' realizzato una riforma della procedura civile ed ha approvato norme di grande contrasto alla criminalita' organizzata, prima tra tutte quella sulla confisca dei beni''.
Quanto all'obbligatorieta' dell'azione penale, Casellati ha detto che in linea di principio ''deve rimanere perche' questo garantisce l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Tuttavia nulla impedisce che si possano stabilire delle priorita' su quali crimini debbono essere perseguiti''.
Leone: "Il testo della riforma della giustizia sara' presentato giovedi', ma gia' si e' mobilitato il partito dell'immobilismo. Senza conoscerne i contenuti il Pd si e' dichiarato contro e l'Anm ha subito proclamato lo sciopero dei magistrati. E poi dicono di essere riformatori". Lo dichiara in una nota Antonio Leone (Pdl), vicepresidente della Camera dei Deputati.
"E' anche iniziata l'opera di disinformazione da parte degli oppositori, che parlano di riforma a favore di Berlusconi, mentre essa - prosegue Leone - sara' soprattutto il tentativo di restituire funzionalita' al settore e impedire l'uso della giustizia a fini politici, come accade dal 1994, con un'evidente invasione da parte di alcune procure degli ambiti e delle prerogative costituzionalmente riconosciuti al potere politico. Ma e' rilevante - conclude Leone - un fatto nuovo rispetto al passato e cioe' che ora esiste una maggioranza forte e unita che, depurata della parte che anche sulla giustizia faceva opposizione pur restando al governo, e' finalmente in grado di condurre in porto una riforma fondamentale per il Paese".
Nania: "Il risultato della proposta Alfano rappresenta il punto finale di un dibattito di lungo periodo che ha visto l'incontro tra posizioni di centrodestra e centrosinistra". Lo dice il vicepresidente del Senato Domenico Nania (Pdl). "Basterebbe leggersi la bozza Boato della Bicamerale D'Alema, per trovare tracce di cio' che propone Alfano. Gia' allora si affronto' il discorso della separazione delle carriere, anche se l'uscita del pm Gherardo Colombo, che defini' la Bicamerale 'figlia del ricatto', blocco' il processo riformatore".
Lo stesso Luciano Violante, continua Nania, "ha parlato in piu' di un'occasione di un organo terzo che sostituisca la giustizia domestica dei giudici su se stessi. L'Alta corte di Giustizia, inoltre, era gia' presente sia in alcune proposte del centrosinistra che del senatore Antonino Caruso e del sottoscritto avanzate nel corso della XIV legislatura".
Ora il Pd ha cambiato decisamente idea, visto che i suoi dirigenti promettono di trasformare il Parlamento in un Vietnam appena le commissioni inizieranno ad esaminare il testo Alfano. Ma, come sempre, il centrosinistra italiano difetta di memoria, perché basta ripercorrere il percorso della bozza Boato per capire quanto sia strumentale l'opposizione pregiudiziale opposta oggi da Bersani e compagni.
La riforma Boato prevedeva un unico concorso per giudici e pubblici ministeri, ma dopo un periodo iniziale di tre anni i giovani magistrati dovevano fare la domanda per una delle due funzioni, anzi per uno dei due ruoli. Tra la strada della separazione delle carriere - che trovò anche allora il fuoco di sbarramento della magistratura - e la separazione delle funzioni durante i lavori della Bicamerale spuntò "una terza via": la distinzione dei ruoli, appunto. Un escamotage di compromesso ideato da Ppi e Pds nel corso di una fitta serie di riunioni. Non uno, com'e' adesso, ma due ruoli per la magistratura. Ma cosa voleva significare "ruoli"? Il ruolo altro non è che l'elenco ufficiale degli appartenenti all'ordine giudiziario, e della loro progressione in carriera. Il termine "ruolo", del resto, era già saltato fuori in una formulazione di principio del relatore Boato. E fu il vocabolo su cui fu stretto un patto all'interno dell'Ulivo, un patto che poi diventò uno degli emendamenti presentati a firma congiunta Pds-Ppi in cui si affermava che "giudici e pm sono due cose diverse", riconoscendo appunto "la separazione dei ruoli". E per passare da un ruolo all'altro era necessario superare un concorso interno e cambiare regione.
Dunque, il centrosinistra di allora - ma i dirigenti sono sempre gli stessi... - era convinto che "giudici e pm sono due cose diverse", principio ripreso dalla riforma Alfano ma contro il quale ora verrà scatenato un Vietnam. Anche sulla riforma del Csm i punti di contatto tra la riforma attuale e quella votata dalla Bicamerale sono evidenti: nella bozza Boato, infatti, l'organo di autogoverno dei magistrati era diviso in due sezioni, una per i giudici e l'altra per i pm. Era composto per tre quinti da membri togati (eletti dai giudici) e per due quinti da membri laici (eletti dal Parlamento). La sezione disciplinare era eletta all'interno del Csm e composta per metà da laici e per metà da togati.
Per quanto riguarda l'indipendenza della magistratura, i giudici erano "soggetti soltanto alla legge", i pm "anche alle norme dell'ordinamento giudiziario". In sostanza, l'azione penale restava obbligatoria per i pm, ma col vincolo che le indagini potevano essere avviate solo in presenza di una vera e propria notizia di reato. Inoltre le scelte di politica criminale sarebbero state fissate ogni anno dal Parlamento per evitare la discrezionalità delle singole procure. L'articolo 120 della bozza, poi, definiva esplicitamente la magistratura come "un ordine", così non avrebbe più potuto sollevare conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Consulta.
Dunque, così come accaduto per il federalismo, anche sulla giustizia il Pd ha deciso di mettersi di traverso, rinnegando la sua presunta vocazione riformista col solo, ossessivo intento di fare un'opposizione pregiudiziale a Berlusconi.


martedì 8 marzo 2011

COSA PENSANO I GIORNALI DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Il Riformista (Stefano Cappellini) - Silvio Berlusconi dice che la riforma della giustizia che sarà presentata giovedì in Consiglio dei ministri è «epocale». In teoria, ha ragione. Le misure anticipate da Alfano sono forti e del tutto condivisibili. Nessun garantista può dissentire. È sacrosanto separare le carriere dei pm da quelle dei giudici, perché il giusto processo si fonda sulla assoluta terzietà del giudice. È sacrosanto lo sdoppiamento del Csm, perché i pm devono avere un organo di autogoverno. È sacrosanta la responsabilità civile dei giudici, su cui gli italiani già si pronunciarono in un lontano e calpestato referendum (1987). Anzi, se si deve giudicare dalle anticipazioni, si potrebbe addirittura rimproverare Alfano di eccesso di prudenza, perché l’obbligatorietà dell’azione penale è un altro tabù che andrebbe infranto con più decisione …
Italia Oggi (Marco Bertoncini) - Silvio Berlusconi continua ad annunciare che il governo andrà avanti, che procederà con le riforme, che Gianfranco Fini ha fallito, che ci sono i numeri. Ogni giorno è un'esternazione, diretta o mediata. Rassicurante, si direbbe. D'altronde, i suoi oppositori sono ridotti alle sparate sui dieci milioni di firme vantati da Pier Luigi Bersani, che fanno impallidire gli otto milioni di baionette d'infausta memoria. Se le opposizioni sono a questo livello d'iniziative, il cui tasso di attendibilità sprofonda sotto lo zero, il Cav ha di che star solido …
Il Messaggero (Claudia Terracina) - … Le critiche a Fini sono rivolte sia dal Pdl che dal Pd … Dal Pd pesanti distinguo. Li evidenzia Giorgio Merlo: “Apprendiamo da Fini che il centrosinistra è affetto da conservatorismo che, di fatto, gli impedisce di essere una coalizione riformista e di cambiamento. Come lo è, sempre secondo il capo di FLi, l’attuale destra berlusconiana con cui è stato fedele sodale per 16 anni ininterrotti … Ed Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, incalza: “Fini scelga: o capo di un partito o Presidente della Camera” …
La Repubblica (Alberto D’Argento) - … Fini viene contestato a Milano: alla commemorazione di Giorgio Almirante viene fischiato quando compare in un filmato mentre Donna Assunta dice: “Non mi interessa parlare di Fini, perché rovinarmi la giornata?” …
Il Tempo (Francesco Damato) - Ben tornato a destra, potrebbero essere tentati di dirgli i suoi ex amici di Alleanza Nazionale, o del Movimento Sociale, se la sua scoperta non fosse alquanto tardiva e troppo sfacciatamente strumentale. Nel momento in cui il suo nuovo partito, Futuro e Libertà, perde il gruppo al Senato, si assottiglia a Montecitorio, viene coperto nel cosiddetto terzo polo dall’ombra più lunga del centrista Pier Ferdinando Casini e cala progressivamente nei sondaggi, il presidente della Camera avverte il bisogno disperato di riposizionarsi … Ma se Fini pensa in questo modo di poter fermare la frana del suo movimento e di trattenere chi non si fida più di lui sul versante parlamentare ed elettorale del centrodestra, sbaglia di grosso. Il danno che si è procurato quando ha rinunciato a fare la cosiddetta terza gamba della maggioranza per passare con armi e bagagli all’opposizione sembra ormai irrimediabile. La sua credibilità … è compromessa …
La Nazione (Nicola Palma) - … Non vuole nominare Gianfranco Fini, donna Assunta Almirante, “in questa bella giornata: Milano mi offre il ricordo di Giorgio, i valori della Destra sono qui”. Al teatro San Babila, molti ex esponenti del Movimento sociale oggi confluiti nel Popolo della Libertà, hanno omaggiato la figura del marito, scomparso il 22 maggio di vent’anni fa. E allora, vietato citare il presidente della Camera, che proprio Almirante aveva scelto come suo successore alla guida dell’Msi-Dn poco prima di morire …
Il Giornale (Giuliano Ferrara) - Perché non esiste più una autonoma politica della sinistra italiana? Perché l’opposizione è governata dall’esterno, da giornalisti che fanno i magistrati, gli origliatori, i pornoromanzieri, e da magistrati che trafficano in notizie con i giornalisti? Il giornalista di sinistra all’italiana è arrogante, è selfrighteous (dal vocabolario: che si considera moralmente superiore, moralistico, bigotto). Non sopporta che qualcuno si metta in posizione di attacco, che lo critichi, che si difenda su un piano di parità … La classe dirigente di sinistra, quella che si conquista la nobile pagnotta della politica facendosi eleggere in Parlamento, praticando lo scambio e il negoziato, facendo esperienza e imparando tra gli errori l’arte di unire le forze in vista di obiettivi possibili, realistici, è soverchiata dall’opinio­ne e dai suoi padroni. I padroni dell’opinione sono diventati i padroni della politica … La loro offerta pubblica d’acquisto, … si dispiega a prezzi stracciati: inventano un leader al giorno, dettano condizioni impietose, misurano gli spazi vitali dell’informazione secondo le loro classifiche di rispettabilità e di ossequio ai dante causa.
Il Corriere della Sera (Maria Teresa Meli)- No, la spallata, no! Nel Partito democratico ormai sono in molti ( da Walter Veltroni a Massimo D’Alema) a non voler più sentire nominare questa parola che di certo non ha portato bene all’opposizione. E sono sempre di più quelli che vorrebbero che il PD scendesse dal treno del movimentismo spinto (piazza, raccolta di firme e ancora piazza) per ricalibrare la propria strategia. Ma Pier Luigi Bersani non vuole fermare il convoglio in corsa …

LA PROSSIMA RIFORMA: LA GIUSTIZIA

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, conferma che giovedì, in Consiglio dei Ministri, sarà presentata la riforma della giustizia: “un progetto che sarà imperniato su tre principi essenziali. Accusa e difesa devono essere alla pari e quindi devono essere giudicati da un giudice imparziale. Oggi pm e giudici si danno del tu e hanno stessi uffici e uno stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Se un magistrato sbaglia, come per i medici e gli avvocati, deve esserne responsabile. Il terzo aspetto riguarda la riforma del Csm: se la magistratura deve essere autonoma dai poteri, deve essere anche senza nessun’influenza interna e, quindi, i magistrati devono essere giudicati da un organismo terzo”. Il Guardasigilli chiarisce poi che “serve una riforma costituzionale con un lungo percorso. Si arriverà verso la fine della legislatura e quindi nessuno può dire che il governo fa questa riforma per farne beneficiare Silvio Berlusconi. Entrerà in vigore fra anni e il nostro obiettivo è che serva ai cittadini italiani”.
Poi Alfano parla di politica: “al mondo non c’è un’opposizione come quella che c’è in Italia. E’ sempre pronta a dire cosa dobbiamo fare, cosa dobbiamo pensare e in cosa sbagliamo. Loro si sentono la via, la verità e la luce e dicono che noi siamo il buio, il vuoto, la corruzione. Non siamo il meglio, ma certamente siamo migliori di loro. Il centrosinistra nel nostro Paese è l’unico che festeggia la sconfitta. Noi siamo meglio di loro perché abbiamo tenuto i conti in ordine, fatto opere pubbliche, conquistato credibilità internazionale, fatto riforme, rassicurato i mercati, lottato contro le mafie, sequestrato patrimoni... E siamo coesi, e non siamo quel caravanserraglio del governo Prodi, quella sgangherata coalizione guidata dall'ideologia. Ricordate – stigmatizza rivolgendosi alla platea - quando ci attaccano culturalmente: noi abbiamo gli argomenti e loro l'ideologia che prescinde dalla realtà”.
Il ministro critica poi nello specifico il Partito Democratico: “le primarie si stanno trasformando in un dramma per l'opposizione e per il Pd stesso. Lì c'è tutta un'area di pensiero guidata da D'Alema che fa sempre lo stesso giochino: uno di cultura di sinistra al Quirinale, e secondo me D'Alema ha qualche idea su chi possa essere, e uno di area democristiana di sinistra a palazzo Chigi. Per questo - spiega il ministro - lui deve per forza allearsi con l'Udc. Però, per farlo, devono togliere le primarie, devono trovare un sistema per smontarle, solo che quando hanno fatto il Pd hanno stabilito che due erano le condizioni per la sua esistenza, vocazione maggioritaria del partito e primarie per scegliere il leader”. "Poi - insiste ancora il Guardasigilli - hanno cominciato a farle e hanno sempre vinto candidati diversi da quelli da loro proposti. E quindi hanno il problema delle primarie. Stanno sperimentando di tutto per smontarle e c’erano quasi riusciti a Napoli, ma gli è andata male, perché nell'unica occasione in cui loro speravano che le primarie andassero male, ha vinto il loro candidato, Fassino. Un dramma, non gliene va bene una”.
Guardiamo in rapida sequenza le tre reazioni, perfettamente sovrapponibili, che alla grande riforma della giustizia attesa nel prossimo Consiglio dei ministri hanno dato il Partito democratico, l’Associazione nazionale magistrati e il neo partito di Fini… “È una riforma da scordare, perché persegue interessi personali del premier, non tutela l’autonomia della magistratura ed agisce come diversivo per amplificare il terreno di scontro politico - istituzionale”. L’intervista di Bersani a Repubblica, il comizio cerchiobottista di Fini ieri, e il doppio pronunciamento Spataro-Ingroia sull’ipotesi di riforma costituzionale in agenda, danno la dimensione gattopardesca della nuova e della vecchia opposizione legate a doppio filo ad una certa magistratura militante!
Qualcuno osserverà che non c’è nulla di nuovo e che l’opposizione, nonostante i continui richiami al dialogo del Capo dello Stato, fa il suo mestiere interpretando al meglio l’anima “sfascista”. Non è così. Prendiamo Bersani. Aveva nominato una volta raggiunta la segreteria del Pd l’onorevole Orlando come responsabile del settore Giustizia del partito. Quest’ultimo ha provato a elaborare delle proposte di riforma che sono state bloccate dalle Procure, dall’Anm e dal Consiglio superiore della magistratura che teme come il fuoco la possibilità di un suo sdoppiamento, lasciando il Pd senza un progetto. E oggi Bersani si lamenta che “da 17 anni su un tema così delicato per i cittadini non si riesce a varare nulla di buono!”. Un campione di ipocrisia.
Veniamo a Fini che ieri si è scoperto cerchiobottista (né con la sinistra né con questa destra) senza rendersi conto che fare la ruota di scorta di Casini gli impone una scelta terzopolista ma lo costringe a rinnegare il bipolarismo di cui si è sempre vantato. Guarda caso anche lui corre in soccorso dell’ordine giudiziario temendo che sia scosso da scelte riformatrici sulle quali anche il Fli teme il confronto. L’ipocrisia consiste nel tralasciare il merito del progetto che il guardasigilli Alfano ha in agenda: dalla separazione delle carriere allo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura , da una maggiore autonomia d’indagine della polizia giudiziaria al nuovo ruolo che deve avere la difesa degli imputati… Non sono considerate nemmeno proposte discutibili, anzi sull’onda della propaganda si deve dire ai cittadini che il programma giustizia del governo non serve all’Italia, al Paese del diritto e delle garanzie, ma ad una sola persona. La gravità, anzi l’enormità di questa bugia consiste appunto nel fatto che tutti si sono messi a raccontarla nello stesso modo che è, da sempre, il modo che garantisce e tutela soltanto l’ordine giudiziario che non paga mai anche quando sbaglia.

sabato 19 febbraio 2011

QUEL CHE E' GIUSTO PENSARE QUANDO CI SI OCCUPA DELLA COSA PUBBLICA

"Non ho voglia di vivere a lungo.
Quello che potevo fare di buono l’ho già fatto:
ho seminato fede e speranza per tanti anni.
Ho esortato al coraggio e alla pazienza un popolo
che se avesse avuto pazienza e coraggio non sarebbe finito così male.
Ho diffuso amore per idee buone e semplici.
Di più non potrò mai fare.
Ed è bene che uomini come me non raggiungano il successo.
Degli uomini come me si deve poter dire:
era fatto per i tempi duri e difficili,
era fatto per seminare e non per raccogliere,
era fatto per dare e non per prendere.
Vorrei tanto che, quando non ci sarò più,
si dicesse di me quello che Dante disse di Virgilio:
facesti come colui che cammina di notte,
e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso.
Egli cammina al buio,
si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri."

lunedì 14 febbraio 2011

IL WI-FI IN PIAZZA


Aspettando che la verifica finisca e spero il prima possibile, perchè ormai comincio a essere sofferente per questa situazione, vi passo una bella notizia.
Gravina ha partecipato ad un progetto della Wired per dotare una piazza della nostra città di rete wi-fi gratuita. Infatti il progetto della Wired prevede che, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, in 150 piazze di 150 comuni,  sia istallata una rete wi-fi totalmente gratuita.
Io credo che questa sia una bella notizia, a passo con i tempi, e che proietta Gravina, non dico nel futuro, ma almeno nel presente. Spero che la piazza che si andrà ad individuare, sarà nel centro storico, in modo da incentivare i giovani a frequentare maggiormente il centro storico, soprattutto adesso che stanno per arrivare le belle giornate.
Adesso aspetto dei commenti su questa notizia!!!

giovedì 10 febbraio 2011

REVOCA DELLA GIUNTA


Nella giornata di oggi, con decreto n° 6, il Sindaco Divella ha revocato l'intera Giunta.
Voglio esprimere pubblicamente, la condivisione di questa scelta, che pone le basi giuste per uscire più forti e più coesi da questa verifica.
Dopo circa 18 mesi, in cui ci sono stati alti e bassi, è giusto fermarsi e mettere appunto le cose che non sono andate come avremmo voluto. Politicamente trovo giusto che in questo momento si dia un segno forte di discontinuità, anche se dovesse interessare un cambio di persone, e quindi trovo giusto che si approfondiscano i progetti in cantiere, che in maniera condivisa si mettano giù ulteriori idee e progetti. Io credo che tutto questo servirà per ridare lustro e slancio ad una azione di governo più incisiva, più mirata e più condivisa possibile.
Spero che da questo azzeramento, possa nascere una Giunta  operativa, trasparente, competente e che sappia coinvolgere sia i Consiglieri Comunali, sia la società civile, affinchè ci sia un modo nuovo di concepire l'amministrazione pubblica, spero, inoltre, che le persone individuate dal Sindaco, rivestano il compito con il massimo entusiasmo.
Inoltre credo che oggi più di ieri, sia importante coinvolgere direttamente i Consiglieri Comunali con compiti specifici, che il Sindaco deleghi alcuni impegni ai Consiglieri Comunali, perchè possano mettersi alla prova con delle tematiche specifiche, perchè possano dare il loro proficuo apporto.
Infine voglio rivolgere un invito al Sindaco, affinchè proceda nel più breve tempo possibile alla nomina della nuova Giunta, perchè Gravina ha bisogno di una amministrazione che lavora e che produce.

martedì 8 febbraio 2011

IL GIORNO DEL RICORDO


Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.
La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce.
A Trieste, a differenza delle altre città italiane, la liberazione alla fine della seconda guerra mondiale, è coincisa con l'inizio di un incubo: per quaranta giorni le truppe partigiane e comuniste del maresciallo Tito hanno imperversato a Trieste torturando, uccidendo e deportando migliaia di cittadini innocenti, o talvolta colpevoli solo di essere italiani o anticomunisti.
Anche questa, come quella delle Foibe, è una pagina dimenticata nella storia d'Italia. E' una pagina spesso dimenticata anche a Trieste: da chi la ha vissuta per il desiderio di cancellare il ricordo di un incubo.
A sessant'anni di distanza con queste parole si vuole far conoscere questa tragedia italiana a chi non ne ha mai sentito parlare, a chi sui libri di scuola non ha trovato il capitolo "foibe", a chi non ha mai avuto risposte alla domanda "cosa sono le foibe?".
Voglio ricordare, a chi già conosce la storia delle foibe, ai figli e ai nipoti di chi dalle terre d'Istria e di Dalmazia è dovuto fuggire, cacciato dalla furia slavo-comunista.
Voglio anche capire perchè, a guerra ormai finita, migliaia di persone hanno perso la vita per mano di partigiani comunisti e perchè, per sessant'anni, la storia d'Italia è stata parzialmente cancellata.
Già... perché?


venerdì 4 febbraio 2011

MEMORIA DI UN GRANDE POLITICO


l'8 febbraio del 1999 moriva Pinuccio Tatarella, il 'ministro dell'armonia', teorico del bipolarismo e traghettatore della destra italiana in un centro-destra di governo. A dodici anni dalla sua scomparsa, la Fondazione Italia Protagonista di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa ricordano il politico e l'uomo Tatarella a Bari con Angiola Filipponio Tatarella e Francesco Amoruso. Domenica 6 febbraio al Terminal Crociere del Porto di Bari.