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venerdì 15 aprile 2011

PROCESSO BREVE, MAGGIORANZA AMPIA


Un’altra vittoria. Sul processo breve la maggioranza ha tenuto benissimo allargando il proprio margine sull’opposizione a 18 voti, che sono divenuti venti quando la sinistra, pensando di fare una furbata, ha chiesto lo scrutinio segreto. Ricordiamo che il 14 dicembre il governo passò alla Camera per tre voti, con la fiducia.
 È bene ricordare come si era partiti.
·        Il provvedimento era stato descritto come tale da far decadere processi come quello per la strage di Viareggio o per l’Aquila: non è così.
·        Era stato preceduto da un fuoco di sbarramento dell’Associazione magistrati e del Csm, nonché dai soliti interventi preventivi sul Capo dello Stato.
·        Era stato consentito l’ostruzionismo parlamentare prima da Gianfranco Fini, poi da Rosy Bindi, presidenti della Camera e al tempo stesso registi dell’opposizione.
·        La Bindi aveva annunciato “un Vietnam”.
·        A tutto questo la sinistra aveva tentato di mobilitare la piazza, il “popolo viola” ed i soliti talk show.

 Vediamo come è finita, al di là del voto:
·        Il processo breve non inciderà assolutamente sui grandi procedimenti giudiziari in corso: si riducono solo i termini di prescrizione per gli incensurati, oggi pari al massimo della pena più un quarto che scendono al massimo della pena più un sesto.
·        Restano fuori i reati di pericolosità sociale, la mafia e il terrorismo. Per la strage di Viareggio, che è stata così evocata e strumentalizzata, i tempi sono ancora di 23 anni e quattro mesi. Per l’Aquila – dove gli imputati sono 15 su 220 fascicoli aperti dalla magistratura – i termini sono di 11 anni e otto mesi. La magistratura (che contro Silvio Berlusconi agisce in tempi brevissimi con veri e propri blitz) non ha modi e tempi per gidicare?
·        La sinistra che aveva tentato un’altra spallata ha nuovamente perso. Il Pd di Bersani deve rivedere tutte le sue strategie: non è con il movimentismo, ma con proposte serie che si fa un’opposizione credibile, in Parlamento e fuori.
·        Il terzo polo è irrimediabilmente in crisi. Fli doveva diventare “il vero centrodestra”; non riesce neppure a mettere d’accordo i suoi. Soprattutto Casini dovrebbe uscire da questa trappola che può costargli cara.
·        I cosiddetti poteri forti che avevano profetizzato il “giorno del giudizio” per Berlusconi, ed avevano con raro tempismo lanciato la candidatura di Luca di Montezemolo, dovranno rivedere i loro disegni: i governi ed i premier li sceglie il popolo, non i salotti.
·        La maggioranza, infine, è destinata a rafforzarsi. Berlusconi ha indicato quota 330: ci siamo quasi. E, tornando alla normalità, si fanno le riforme. Senza ovviamente dimenticare quelle già fatte, dal federalismo alla sicurezza, dai conti pubblici alla scuola.
 La Gelmini: "Anche oggi è stato dimostrato con i fatti che esistono due rappresentazioni della realtà Una, falsa, nella quale il Governo sarebbe debole, preso dalle lotte intestine e senza numeri parlamentari. L'altra, quella vera, nella quale vi è una larga maggioranza parlamentare, che è coesa e in grado di proseguire senza timori sulla strada delle riforme''. Lo ha affermato il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.
"Da quasi un anno questo Governo supera con facilità qualsiasi ostacolo che viene presentato come insormontabile dalla sinistra e da una parte consistente dei media. Si rassegnino - conclude - il Governo Berlusconi durerà fino al 2013, cos come vuole la maggioranza degli italiani".
Sacconi: Le misure previste nel Piano nazionale di riforme, varato ieri dal Consiglio dei ministri insieme al Documento di economia e finanza, ''basteranno'' per rilanciare l'economia, sostenere lo sviluppo e far crescere di piu' il Paese. Se ne e' detto convinto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, parlando a margine di un convegno organizzato dal think tank Glocus, presieduto da Linda Lanzillotta.
''Lo sviluppo - ha sottolineato Sacconi - ha come presupposto la stabilita', che non e' acquisita. In un Paese con un grande debito come il nostro, la stabilita' e' un impegno quotidiano continuo''. Ora, ha proseguito il ministro, ''dobbiamo fare piu' crescita, soprattutto utilizzando due leve: la leva regolatoria e la leva fiscale''.

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