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mercoledì 6 aprile 2011

LA DEMAGOGIA DI CERTA POLITICA

L’ondata migratoria proveniente da un Nord Africa scosso da fermenti semi-rivoluzionari, scontri armati, guerre civili e interventi stranieri è a tutti gli effetti un dramma politico e umanitario di complicata soluzione. Un dramma che ha origine, come è evidente, da situazioni che niente hanno a che vedere con il nostro Paese, ma sono invece il portato di un profondo sommovimento culturale che scuote parte del continente africano. Altrettanto evidente è stata, purtroppo, la tendenza dei Paesi che fanno parte dell’Unione europea a “lavarsene le mani”, o comunque a lasciare che l’Italia, per conformazione e posizione geografica la nazione più direttamente coinvolta dal problema, affrontasse in solitaria un’emergenza che, al contrario, dovrebbe allarmare e coinvolgere tutti i partner della Ue. A fronte di una situazione così complessa e dalle dinamiche estremamente rapide, l’Italia si è attivata per evitare che la situazione degenerasse, affrontando il problema su più fronti, a partire dall’emergenza-Lampedusa per arrivare agli attuali colloqui con il governo tunisino per permettere i rimpatri dei clandestini. Il tutto senza dimenticare un senso di umanità e di parziale accoglienza che devono necessariamente caratterizzare le azioni e le politiche di un Paese civile ed evoluto. Berlusconi, a Tunisi insieme al ministro dell’Interno Maroni, ha dichiarato fra l’altro che “siamo in un Paese amico per risolvere i nostri problemi in un clima di collaborazione e di amicizia”. Questa frase simboleggia un approccio diplomatico saggio e costruttivo, e sottolinea ancora una volta la volontà del nostro governo a impegnarsi per ottenere una soluzione positiva in tempi rapidi: soluzione mirata, in questo caso, a cercare un’intesa su un intervento coordinato tra Italia e Tunisia per porre un freno alle partenze dei barconi. A fronte di un lavoro costruttivo da parte del Premier e del governo, spiace rilevare come, al contrario di quanto auspicato da molti in queste settimane, le forze politiche di opposizione e i quotidiani a esse collegati, anziché comprendere il momento drammatico e fornire un apporto costruttivo e “bipartisan” almeno in questa occasione, non perdono il vizio di crogiolarsi in comportamenti negativi e, soprattutto, contrari agli stessi interessi del nostro Paese. Esempio di questo assurdo atteggiamento distruttivo e autolesionista, il compiacimento con il quale oggi l’ineffabile Repubblica titola “Tunisi dice no a Berlusconi”: si tratta innanzitutto di una bugia, come dimostrano fra l’altro le cronache equilibrate di altri quotidiani: ma è soprattutto la dimostrazione di come in Italia la sinistra non riesca proprio a liberarsi dei panni demagogici e disfattisti che la caratterizzano. Un’opposizione incapace di un impeto di solidarietà sociale e politica persino in frangenti così estremi e particolari, duole ripeterlo, non potrà mai portare nulla di buono al Paese né contribuire alla creazione di un clima politico più sereno e costruttivo.

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